venerdì 6 novembre 2015

Selfpublishing Made in Italy: Tutta la pioggia del cielo di Angela C. Ryan

Anche se nel nostro bel cielo italiano quasi ovunque splende il sole e l'aria è frizzate come solo in Autunno può esserlo, da qualche parte ha iniziato a profilarsi qualche nube portatrice di pioggia e pare si sia stazionata su Amazon e i principali store online per portarci l'ultimo libro di Angela C. Ryan. Se mi seguite da un pò lo saprete bene, di questa autrice leggerei anche la lista della spesa, i suoi libri nelle mie recensione si sono guadagnati un firmamento di stelle e quindi con assoluta certezza che vi consiglio la sua prima opera puramente Romance! Rimarrete conquistati dalla scrittrice e il buzzuro, garantito!!!

Tutta la pioggia del cielo
Angela C. Ryan
Victoria Stevenson e Nath Owens sono agli antipodi. Notte e giorno. Luna e sole. Lei vive a Chicago, è una scrittrice di successo e vanta pubblicazioni in diversi paesi. Educata, precisa, con qualche mania di troppo, a un certo punto della sua carriera, non ha la più pallida idea di come scrivere il suo prossimo romanzo. Lui è un contadino e possiede una fattoria che cade a pezzi, in Vermont. È pieno di debiti, ama i suoi animali più delle persone, soprattutto il suo papero Charlie, ed è vegano. È piuttosto arrogante e un po’ burbero. 
Per una curiosa idea dell’agente di lei, Trevor, e della sorella di lui, Susan, certi che il Vermont con la sua natura selvaggia e romantica sia il posto giusto per far rinascere l’ispirazione di Victoria, la donna si ritrova a dividere la sua vita con Nath che, a sua volta, si vede costretto a ospitarla contro la sua volontà. È il prezzo da pagare se vuole salvare la fattoria dalla rovina. Infatti, in cambio dell’ospitalità, Victoria dovrà versare sul conto di lui un quarto dei profitti ricavati dalle vendite del suo libro. È la condizione posta dal grillo parlante Susan, convinta che questo sia il solo modo per rimettere in piedi il fratello. 
Non potrebbero esserci due individui più diversi fra loro, ma se un paesaggio da cartolina e delle graziose lentiggini ci mettono lo zampino, forse anche il più orgoglioso degli uomini e la più testarda delle donne possono piegarsi all’amore. Oppure no? Tutto da vedere, perché fattori esterni non rendono affatto facile la vita a nessuno dei due.


Per stuzzicare la vostra curiosità qualche estrattino

«Puoi riportarmi indietro quando vuoi» gli dico incrociando le braccia sul petto. «Di certo, io, non ho implorato Trevor per poter venire qui, a… dove siamo? Topolinia?»
Nath mi fulmina con lo sguardo. «Va bene. Diciamo che questa situazione conviene a tutti e due, ma non significa che farò finta che mi piaccia ospitare una tizia che non conosco.»
«Davvero? Perché sono ancora commossa da quel beldiscorsone sulla confidenza e sul fatto che, voi, qui in Vermont, siete dei grandi amiconi fin da subito. Incoerenza: il mio nome è Nath Owen.»
«Owens. Con la S finale. Owens.»
«Tu, la buona educazione non sai dove stia di casa, vero? Insomma… ci conosciamo appena e già ti permetti tutta questa…»
«Confidenza, lo hai già detto. Sei ripetitiva.»
«Stavo per dire disinvoltura. Arroganza, se vuoi.»
«Fa lo stesso.»
Con una specie di borbottio, qualcosa che mi ricorda una sorta di ringhio, Nath sistema l’anfibio sulle sue gambe. Il rospo se ne sta tranquillo come se avesse trovato il suo nido ideale. Beh… tra simili ci si prende fin da subito, in effetti.
«Vediamo di farla funzionare, okay?» mi dice mentre riparte.


Un tuono fa tremare il pavimento, il vento ulula. Senza rendermene conto mi accuccio e mi copro le orecchie con le mani, tappandole così forte che non sento più niente. «È passato?» urlo.
Nath muove le labbra, ma non riesco a sentirlo. Infine mi si avvicina, mi stacca le mani dalle orecchie, con il rischio di far cadere la coperta e offrire di nuovo spettacolo delle sue nudità da maschione insensibile, maleducato e con i boxer più orribili sulla faccia della terra, e dice: «Un’altra delle tue insensate paure?»
«Avere paura dei temporali non è insensato. Dei tuoni e peggio ancora dei fulmini… sai quanta gente è rimasta colpita?»
«Secondo me tu sei una di quelle colpite e non te lo ricordi.»
«Invece tu…»
«Ah Ah! Stavi per dire che il fulminato sono io, vero? Pessimo. Sei una scrittrice: usa un po’ di fantasia.»
«Io non…»
«No no, pessimo davvero.»
«Non ho ancora…»
«E non lo farai.»
«Ma perché… se…»
«Se, ma… domande, domande.»
«Fammi finire una dannatissima frase!» sbotto.
Lui tace, ma ha l’espressione di uno che ha vinto l’ennesima battaglia. Lo detesto.
Si stende nel sacco a pelo sul pavimento. «Appena spiove, avvisami.»
«Magari prima ti uccido nel sonno.»


Continua a spogliarsi come se nulla fosse, come se io non fossi lì, a guardarlo, ad analizzarne tutti i movimenti, ad ascoltare il suono dei jeans bagnati che cadono sul pavimento. Me lo ritrovo in boxer, di quelli larghi, a righe verticali. Di quelli con la feritoia in mezzo. Non il genere che avrei immaginato per lui. Che ne so… qualcosa alla Calvin Klein per esempio. Neri, fascianti, che mettano in evidenza glutei sodi e cosce muscolose.
Questi sono quanto di meno sexy si possa trovare in commercio, eppure…
«Attratta da qualcosa in particolare?»
«Cosa?» La sua voce e quel tono da presa in giro, mi distolgono dai miei pensieri sulla sua biancheria intima.
«Mi stavi fissando il culo o sbaglio?»
Rinuncio a difendermi ancora prima di provarci. «Quella roba la indossava mio nonno.»
«Tuo nonno doveva essere un uomo pratico.»
«Mio nonno era un uomo anziano.»
«Dovrei leggere qualcosa fra le righe? Stai cercando di dirmi che mi vesto come un vecchio.»
«Solo per quanto riguarda la biancheria intima.»
Nath sorride. Il suo è un sorriso sghembo, di chi è sempre troppo sicuro di sé. Almeno è così che sembra.
«Se la visione di questi boxer ti disturba tanto…» 
Soffermo lo sguardo un secondo di troppo quando, prendendomi del tutto alla sprovvista, si cala giù la biancheria con la nonchalance degna di un attore hard.

Ma siete ancora lì?
Correte a prenderlo e passerete un fine settimana indimenticabile!
 

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